Una citazione al giorno

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lunedì 27 marzo 2017

Quando pensi sia tutto giusto...

E' incredibile vedere come la maggior parte dei princìpi di costume, o morali, che la società reputa giusti, e che perciò ama anche insegnare con convinzione superdogmatica ai bambini, vadano sempre immancabilmente contro la società stessa, contro l'interesse dei singoli individui (ma ci sono ancora gli individui?). Il risultato è sempre diverso dalle aspettative. E' come amalgamare degli ingredienti in cucina, convinti di fare una determinata e buona ricetta, ma puntualmente viene fuori un'altra cosa, sempre indigesta, tossica.
Se non sapessi che esiste un piano culturale-pedagogico prestabilito all'origine, un'istruzione di massa in tal senso, non lo crederei mai possibile! E dire che larga parte di intellettuali e artisti, ancora all'inizio del Novecento, lo dicevano chiarissimamente, come anche gli anarchici oggi: distruggiamo la normalità, bandiamo la consuetudine, disintegriamo gli automatismi culturali... perché il potere è da distruggere, non da conquistare, ed il sistema non è da riformare, ma da abbattere!
Sarebbe un bell'esercizio, da parte di tutti quanti, cominciare a scardinare le certezze, scoprendo poi che la maggior parte di esse, magari proprio quelle su cui ci giocheremmo la vita, erano in realtà certezze false e distruttive, ma non posso costringere nessuno a fare questo esercizio di critica 'cubista' di smontaggio e osservazione analitica delle cose. Comunque la Storia è lì, intesa come esperienza e testimonianza, per chi la vuol vedere e farne tesoro. Alla mia veneranda età posso solo dire che se le persone non arrivano autonomamente a compiere questo salto ardito, se non arrivano da sole a destrutturare con coraggio le loro certezze, a entrare dentro le pieghe più profonde di questa cultura, scoprendone il fine indigesto già a partire dagli ingredienti iniziali, nessun altro può costringerle a farlo. Ma chi autonomamente lo fa, generalemente, poi, se ne compiace.

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Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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