Una citazione al giorno

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martedì 7 ottobre 2014

Produzione propria di catene

La macchina educativa non può che soddisfare le esigenze di quelli che hanno progettato tale macchina. Tra quelle esigenze c'è la riproduzione della macchina stessa, che serve a continuare la gigantesca opera di sfruttamento e di colonizzazione delle persone. Chi subisce l'azione pedagogico-formativa di questa macchina è destinato a diventare suo malgrado un ingranaggio del capitale, della produzione, dell'accumulo, dello sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo. Riprodurre la macchina educativa secondo le esigenze dei suoi progettisti significa tradurre in patologia sociale le azioni di quelle vite che, da quella macchina, ne escono plasmate, ridotte a ingranaggi obbedienti e oleati. Per fare un esempio di patologia sociale, il fenomeno del bullismo, che è cresciuto in maniera direttamente proporzionale all'aumento della scolarizzazione, non segnala banalmente una violenza nella scuola, ma la violenza della scuola. E' un problema di struttura autoritaria, ma anche di cultura, la cui violenza intrinseca non viene ormai neppure percepita, anzi, le strumentazioni autoritarie di controllo e di repressione, di cui si avvale la scuola come la società conseguente, vengono ulteriormente inasprite e chiamate in soccorso proprio da quelli che ne subiscono gli effetti nei termini patologici percepibili ogni giorno.
John Taylor Gatto, anche lui tra gli altri, non mancò di sottolineare quest'aspetto nel corso del suo intervento pubblico a New York, nel 1990, quando venne nominato insegnante dell'anno per la seconda volta consecutiva. Il sistema scolastico - disse - può anche sfornare delle professionalità, persone bene istruite, ma queste persone sono irrilevanti perché, tra le altre cose, non capiscono neppure se stesse, non sono autonome, sono state abituate a dipendere totalmente da quelli che dettano loro la legge e i regolamenti. Perciò ne vorranno sempre.
La macchina educativa fa anche leva sull'abbattimento dell'autostima personale; il bambino inserito in una struttura coercitiva (com'è anche la famiglia nucleare o la società già scolarizzata), all'interno della quale ogni sua azione e persino ogni suo pensiero vengono controllati, misurati, regolamentati e 'corretti' attraverso il ricatto della punizione o del premio (terreno o ultraterreno), avrà come istantanea reazione il fatto di fargli presumere che sia nato davvero cattivo, e in quanto cattivo crederà di aver sempre bisogno di essere controllato, norrmato, sgridato, ricattato, privato della sua autostima e autonomia.
Il potere nasce dal controllo. La possibilità di controllare gli altri senza essere controllati sta a fondamento del potere disciplinare. Non può esistere un potere autoritario senza il controllo sulle persone, un controllo di tipo fisico, psichico, morale, totale. Chi sa di essere controllato è a tutti gli effetti succube e governabile, le sue azioni non sono mai del tutto spontanee o creative perché sono vincolate alle regole di chi lo sorveglia anche dal punto di vista morale, rimane prigioniero del 'dover essere' al sol pensiero delle conseguenze, quindi non è mai se stesso, in una parola non è libero. 
La macchina educativo-scolastica agisce in questo senso, è una feroce sorvegliante, imbriglia ogni vitalità, soffoca ogni spontaneità, e piega gli spiriti al conformismo e alla regola calata dall'alto. Non c'è studente che non sia sottoposto a controllo continuo e che non debba sentirsi continuamente controllato, persino cronometrato nel tempo concesso per andare in bagno. Sottolineo concesso e riflettiamo sul verbo. La struttura architettonica stessa della scuola non è altro che una sorta di Panopticon, un'area ben delimitata e chiusa, divisa in celle e super controllata da un apparato predisposto e strutturato gerarchicamente. Controllare infatti significa anche istituire dei limiti o dei confini anche fisici ben precisi, visibili e piantonabili. La pianta ortogonale delle città greche o romane, desunte dal modello dei rispettivi complessi casermali, non è altro che un progetto ingegneristico-militare di controllo sulla comunità, funzionale soltanto agli scopi perseguiti dal controllore, cioè dal potere.
Lentamente, passo dopo passo, dai tempi dell'antica Grecia ad oggi, la macchina educativa è giunta a istruire le persone in modo tale da renderle felici e persino impazienti di poter essere educate, e al tempo stesso proterve e altezzose nei confronti di chi non è educato, istruito, addestrato, classificato, certificato. La società attuale capitalista e democratico-rappresentativa è il frutto di questa pianificazione educativa e disciplinare, è il risultato di un ordine esterno a noi che si è tradotto in istruzione, la quale, a un certo punto della Storia recente, è diventata non a caso obbligatoria.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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