Una citazione al giorno

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giovedì 13 febbraio 2014

Dal bambino all'adulto: tre fasi

Se una società è costituita da oppressi e oppressori, nessun bambino potrà rimanere libero a lungo, poiché un adulto libero le sarà solo d'impaccio e le farà paura.

Secondo questo tipo di società, l'adulto perfetto è quello che ha superato brillantemente le tre fasi progettate dagli ingegneri del sistema, che in progressione sono la disperazione, la rassegnazione, la normalità. Ogni bambino deve passare attraverso queste tre fasi, sarà quindi destinato a diventare un preciso genere di adulto, quello che altri hanno deciso debba essere. Dentro un contesto progettato in questa maniera, come fosse una strada obbligata e arginata, è abbastanza ingenuo pensare che la scuola possa essere un luogo dedito ai piaceri dell'amore, della solidarietà, della concordia e della felicità: un futuro da schiavi non può che prevedere un addestramento da schiavi. Questi ultimi devono imparare a soffrire, e a considerare la sofferenza la normalità, essi la chiameranno 'realtà', bandiranno i loro sogni e chi oserà esplicarli.
Il bambino attraverserà la fase della disperazione, dove molti adulti già espertizzati e certificati dal sistema lo medicalizzeranno per mezzo di vari tipi di sedativi sociali. In questa prima fase il bambino percorrerà gli angusti corridoi delle istituzioni autoritarie, dagli ospedali alla famiglia nucleare, dall'asilo alla scuola, dalla televisione all'urbanistica (anche clericale), più tardi forse anche dalle caserme ai carceri, sicuramente dal luogo di lavoro alle poche ore d'aria concesse. E' tutto istituzionalizzato. Nella seconda fase, la rassegnazione, il ragazzino comincerà a fare largo uso del senso di speranza, a ricercare coloro che gli venderanno illusioni terrene e ultraterrene, e a recitare a se stesso un tipo preciso di proverbi, come ad esempio il tristissimo quanto menzognero 'siamo nati per soffrire'. La fase della normalità acquisita non è meno terribile delle precedenti, è quella dove i torti subìti e le limitazioni alla libertà si trasformano in atti di sadismo più o meno cosciente, sicuramente clinico. Nella normalità si passa dalla presunta ineluttabilità degli eventi alla perpetuazione e alla difesa dell'esistente, e tutto avviene per mezzo di quegli automatismi mentali acquisiti nelle fasi precedenti. Questi adulti sono già adattati e confezionati esattamente come vuole il sistema, imprigionati nelle loro false convinzioni, e crederanno sia giusto e naturale condurre i propri figli sullo stesso percorso di sofferenza. E' questo tipo di adulto che, senza neanche più accorgersene, salvo rare eccezioni, insegnerà ai propri figli ad essere buoni schiavi, è lui che ormai fa parte di quella grande équipe di ingegneri del sistema che, da appena qualche tacca di tempo nella lunga storia dell'umanità, suol credersi e chiamarsi 'società civile'.

Corollario.
Mi duole ripeterlo anche qui, ma credo sia necessario: è completamente inutile prendere un bambino e dirgli a parole qual è il confine tra il bene e il male, anzitutto perché spesso questi due estremi sono stati ribaltati dai pedagogisti e linguisti del sistema, per cui le armi sono strumento di pace, la competizione è un valore positivo, la disubbidienza è un reato, e moltissimi altri esempi, e il concetto di bene così traviato non può che essere funzionale soltanto a questo tipo di società autoritaria. In secondo luogo, è inutile perché i meccanismi sociali e perversi ai quali si vuole e si deve aderire (pensando di fare il bene comune) obbligano tutte le persone, anche le più buone, a rinnegare i propri princìpi di solidarietà, di giustizia, di amore, di onestà... E poi perché, concisamente, ogni individuo sano, per quanto piccolo possa essere di età, conosce per istinto quello di cui necessita per stare bene, ed essendo gli esseri umani degli animali sociali, il nostro istinto sa che la salvaguardia della specie non può che passare attraverso la solidarietà e la pratica del mutuo appoggio, giammai attraverso lo sterminio (ved. Kropotkin). Insomma, possiamo anche predicare al bambino che nel mondo siamo tutti uguali nei diritti, che è un bene amare il prossimo e la natura, che è un male la guerra, ecc. ma finché nella 'società civile' ci saranno gradi gerarchici da conquistare, metodi ricattatori da subire e da attuare, ruoli e fazioni contrapposte, schiavi e padroni, sono queste pratiche ad avere la meglio sulle prediche, a meno che una dignità ancora integra non faccia fare spallucce di fronte al timore di essere etichettati come rivoluzionari o deviati o pazzi o sovversivi.

Foto di Elena Shumilova.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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