Una citazione al giorno

Una citazione al giorno -

lunedì 12 settembre 2011

Scoprire per la prima volta la libertà.

Durissimo colpo, oggi, per gli alunni di una classe prima media. Un colpo tanto duro quanto benefico. Esperienza straordinaria nel vero senso della parola.
Oggi, primo giorno di scuola, la classe proveniente dal ciclo elementare non soltanto ha dovuto superare lo shock del cambio di Istituto e di insegnanti, ma anche quello relativo allo stravolgimento totale della loro (già distorta) concezione di libertà.
Ultima ora, suona la campanella, entro in classe ma non vado alla cattedra, mi siedo per terra appoggiato alla parete opposta alla cattedra, il più lontano possibile da quest'ultima, in grembo ho il nuovo registro personale. Attimi di sconvolgimento emotivo, uno stupore indicibile si stampa negli occhi degli studenti, i quali, completamente spiazzati, non sanno che fare, cosa dire, come reagire, non capiscono questa sovversione della regola da parte mia. Gli studenti stanno seduti al posto che è stato loro assegnato, ma sono tutti voltati con lo sguardo verso di me e questo li costringe ad una posizione innaturale e scomoda. Li ho invitati a sedersi per terra vicino a me. Si sono fiondati immediatamente. Non è caduto il mondo.
Da quella posizione ho cominciato ad aprire la porta della loro prigione e a far capire che cosa sia la vera libertà. Ho parlato della scuola tradizionale, delle sue regole ipocrite, della sua vocazione a forgiare sudditi obbedienti, del fatto che io non faccio come gli altri insegnanti, non lascio compiti per le vacanze, non considero nessuno inferiore o superiore, io stesso non sono superiore a loro e non devono considerarmi tale. Ho parlato soprattutto del concetto di libertà che si sposa con quello della responsabilità. Ho detto che nessuno dovrà mai chiedermi il permesso per andare in bagno o per fare altre cose, se queste cose però non provocano fastidio agli altri o non ledono il bene comune. Ho spiegato che il concetto di libertà è in realtà una pratica (quella che stavamo facendo, ad esempio) e che questa pratica non vuole dire disorganizzazione e caos, ma superorganizzazione e ordine, un altro tipo di ordine, un superordine, quello che io definisco ordine morale-naturale che poggia su altre regole (anch'esse morali-naturali) di reciproca collaborazione e di rispetto. Ho fornito loro alcuni esempi che sono stati compresi al volo.
Un bambino però non ce l'ha fatta a sganciarsi dalla sua prigione, dalla routine, dalla 'ginnastica d'obbedienza', e mi ha chiesto il permesso di andare in bagno. Naturalmente gli ho domandato subito per quale motivo mi avesse chiesto il permesso per questo suo bisogno-diritto naturale, e per quale motivo, poi, io avrei dovuto negarglielo; lui ha capito subito e, senza dirmi niente, è andato a fare pipì, autoresponsabilizzandosi nell'esercizio della libertà.
Letteralmente traumatizzati da così tanta libertà e da sì chiara verità (venuta a galla anche nella loro coscienza), questi ragazzi e queste ragazze non hanno fatto altro che assumere per tutto il tempo espressioni di enorme stupore per questa piacevolissima novità. Bocche aperte, sbigottimento, meraviglia, lampi di vita negli occhi... sembrava che avessero trovato un tesoro sepolto, e in un certo senso è così. Allora ho chiesto loro se li avessi colpiti in bene o in male: 'benissimo' hanno risposto, ancora increduli e straordinariamente sereni. Si è già creato un clima di rispetto reciproco e di forte complicità.
Questi atteggiamenti, queste espressioni di grandissimo stupore, ci dànno la misura esatta di come a 10 anni gli individui siano già abituati alla non-libertà, alle regole coercitive imposte da qualcun altro, da un capo. Questa classe, completamente ignorante in materia di libertà, ricalca già in maniera fedele i tratti della società. Adesso chiedetevi: se a 10 anni le persone sono già così allenate ad obbedire e così lontane dal concetto di libertà, quanto schiavo è il popolo nei confronti del sistema gerarchico e coercitivo dello Stato?

'Certo bisogna farne di strada da una ginnastica d'obbedienza...' (F. De André, 'Nella mia ora di libertà')

7 commenti:

barbaranotav ha detto...

Salve,

Le faccio davvero i miei complimenti, un bellissimo esempio ed insegnamento reale, il più importante, il rispetto reciproco spontaneo e non imposto, davvero complimentoni!

Barbara

edmondo ha detto...

Grazie, Barbara, sei gentilissima. Un caro abbraccio libertario a te :-)

emmagiulia ha detto...

Adesso però non ci puoi lasciare così e ci devi aggiornare. Come sta andando avanti il tuo lavoro con i ragazzi?

Complimenti per la tua forza morale.

giulia

edmondo ha detto...

Cara emmagiulia, il lavoro procede, ma capirai bene che in una scuola di Stato non si è poi così liberi di insegnare la libertà. Ad ogni modo, se scorri gli ultimi post, puoi farti un'idea delle cose fatte (e quelle ancora da fare, ogni cosa a suo tempo). Grazie. Ciao.

Cris ha detto...

Ho letto e pianto. Avrei tanto voluto averti come insegnante. Grazie per quello che fai, per questo blog.

gianni ha detto...

Ciao Cris, e grazie a te per il commento. Non è mai troppo tardi per imparare ad essere liberi.

Kunta Kinte ha detto...

Ciao leggo soltanto adesso il tuo blog e sono rimasto molto meravigliato nel leggere quello che stai facendo con questi ragazzi. Mi tornano in mente i giorni in cui anche io frequentavo la scuola e anche io ho avuto l' occasione di incontrare nel mio cammino scolastico un insegnante che si comportava allo stesso modo con noi studenti. Ma purtoppo ai piu' e sembrata una mancanza di polso del povero insegnante, non riuscendo a cogliere che stava cercando di insegnarci la via della liberta'. Anche io me ne rendo conto soltanto adesso che non son piu' un ragazzino. Cavoli potessi tornare indietro, ma purtoppo non si puo' e quindi meglio guardare al nostro futuro. Cerchero' di far capire il concetto ai miei due bimbi. Mi complimento per l'articolo, e per il lavoro svolto. Grazie ancora

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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