Una citazione al giorno

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giovedì 1 settembre 2011

Primo settembre, docenti all'appello

Come ogni anno, il primo collegio dei docenti è una sorta di avviso, come dire: 'inutile sospirare, ormai ci siete e riabituatevi al più presto'. E' stato bello il periodo delle vacanze, chi è partito per nuovi lidi, chi è rimasto (vista la crisi), chi si è dedicato all'alpinismo, chi alla marina, chi all'agricoltura o alla botanica, ecc. C'è chi, come me, si è dedicato alla lettura e alla pittura in assoluto relax. Insomma, le vacanze sono l'unico periodo in cui l'essere umano gode e si rigenera. Cosa vuol dire questo? Semplicemente che l'Uomo ha una vitale necessità di se stesso, di curare i propri svaghi, di creare, di pensare al proprio bene e anche a quello degli altri. E' una necessità umana e naturale, è la vera vita.
Invece no, la scuola statale, così come le altre attività strutturate secondo un modello ripetitivo e competitivo-aziendale, diventa un obbligo da assolvere militarmente! E vale forse soprattutto per i ragazzi e le ragazze. Guardiamoli bene questi studenti in prossimità dell'inizio anno scolastico, guardiamo come i loro occhi si spengono a poco a poco, la maschera della disperazione riprende la triste forma abituale, quando invece durante le vacanze i loro occhi sorridevano e i loro abbracci erano davvero sinceri. Poveri ragazzi, costretti di nuovo allo smaronamento, all'autorità, alle ingiustizie, al dovere, all'abitudine, alla sudditanza permanente.
Per noi docenti è la stessa cosa, già il primo di settembre uno smaronamento indicibile con un dirigente scolastico che non fa in tempo neanche a sedersi che subito pone i suoi paletti e i suoi diktat: 'lei faccia come dico io, perché lo dico io, perchè qui comando io'. Una infausta e deleteria logica che dovranno subire anche gli studenti, da noi, per imparare ad essere buoni, devoti all'autorità, allo Stato, al governo di turno. Anche quest'anno mi rifiuterò di fare il carabiniere o il giudice! Anche quest'anno cercherò di insegnare la libertà, clandestinamente, per quanto mi sarà possibile.
L'essere umano non ha bisogno di questo tipo di scuola, non ha bisogno di questo tipo di società. Ascoltiamoci dentro, profondamente. Non vorremmo tutti -docenti e studenti- tornare alle nostre adorate vacanze? Qualcosa dovrà pur dire, no?

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Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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