Una citazione al giorno

Una citazione al giorno -
Data Rivoluzionaria

Dalla cultura del conflitto non può nascere una società di pace

 


 D
a dove giunga la violenza che vediamo nella società è risaputo. E' una questione di assetto strutturale e culturale della società. Del resto, è sufficiente aggiornarsi sui testi specifici più aggiornati o sui vari esperimenti scientifici compiuti per constatare come delle persone pacifiche possono diventare carnefici e vittime tra di loro quando vengono poste in un tipo preciso contesto relazionale, coercitivo e gerarchico, com'è questa società
Così ci lamentiamo della violenza che vediamo in giro, ma, appunto, solo di quella visibile; non ci accorgiamo, invece, di quella invisibile, quella che Johan Galtung definiva 'strutturale e culturale', cioè la violenza sottostante, gigantesca, che spinge e funge da motore-generatore per la violenza visibile, l'atto finale condannato da tutti. Dovremmo condannarne piuttosto la sua causa, il motore sottostante! 
Quindi domandiamoci: come possiamo tollerare che ai bambini venga insegnato, oltre che a ubbidire come soldatini, anche questo tipo preciso di relazione sociale basato esclusivamente sulla punizione? Notiamolo: ai bambini viene insegnato che uno sbaglio debba avere una sola conseguenza: la punizione. E questo insegnamento viene attuato sul piano pratico, che è il più potente. Voglio dire che la retorica, le belle parole di solidarietà e di amore proferite dagli adulti e indirizzate ai cervelli in formazione non contano proprio nulla di fronte all'insegnamento esperenziale, di fronte alla pratica! 
La scuola, con la pratica, insegna questo automatismo culturale: sbagli? ==> Punito! 
Ma attenzione, la scuola insegna anche questo: ubbidisci? ==> Premiato!
Che sortisce lo stesso effetto, sono due atteggiamenti equivalenti sul piano della formazione culturale per ottenere una società conflittuale. E' cultura militare, antitetica alla pace, che genera rancori e invidie.
Da questo insegnamento pratico che cosa dovremmo aspettarci nella nostra società, se non rapporti rancorosi, violenti, conflittuali, dove l'idea della felicità altrui - i nostri pari, sia chiaro - ci fa arrabbiare o maturare invidia? Come vediamo, tutto parte sempre dall'addestramento scolastico di massa e da una società deformata da quell'addestramento. La violenza culturale e quella strutturale lavorano in sinergia, e non permettono il costituirsi di rapporti umani sani, armoniosi, solidali, amicali... quello che Ivan Illich definiva 'convivialità'. La società statuale e la sua scuola non permettono quella convivialità! E questo non avviene per caso. E' tutto voluto da un'ingegneria pedagogica precisa, specifica, adatta a far funzionare questo sistema, che della violenza si alimenta. 
Una cultura basata sulla relazione conflittuale e gerarchizzata non genera mai una società pacifica. E' elementare.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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