Una citazione al giorno

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venerdì 22 novembre 2019

Lessico e gerarchizzazione

Ignorante: non è il contrario di intelligente.
Intelligenza: è la proprietà funzionale di ogni cervello. L'intelligenza esiste perché esistono dei neuroni che trasmettono segnali elettrici ad altri neuroni. Può variare la modalità si trasmissione/ricezione e la codifica/decodifica dei segnali (come nel caso dei daltonici, ad esempio), ma questo è un altro discorso e non attiene minimamente alla funzione intellettiva.
Ignoranza: non conoscenza. Ma non conoscenza di cosa? Non esiste un'ignoranza assoluta, né una conoscenza assoluta. Nessuno può arrogarsi il diritto di definire 'ignorante' qualcun altro, accusandolo per questo. Nessuno può stabilire quali cose bisogna conoscere per essere definiti non ignoranti. Ognuno sa, semplicemente perché vive e, vivendo, facendo esperienze, impara. Più sono le esperienze, più sono varie, libere e incidentali, più si impara. Conoscere, come apprendere, è un meccanismo naturale, innato, biologico, spontaneo. Per molti secoli, ed è ancora così in una certa misura, la Chiesa prima, ed oggi l'Establishment capitalista, hanno decretato una gerarchia tra le persone in base a quello che queste conoscevano. Nel Medioevo, e ancora nel Rinascimento e oltre, se le persone conoscevano i precetti della Chiesa e studiavano sui testi imposti dal clero, erano definite 'virtuose' e venivano poste al vertice di una ignobile gerarchia sociale, dove, secondo i vescovi, risiedeva l'Homo Studiosus, appunto l'intelligente, colui che sente, che vive, che è. Chi invece non seguiva i precetti della Chiesa e non era utile alla causa del sistema, veniva paragonato a certi animali (a partire dal cavallo e via via verso quelli sempre meno utili all'Uomo), poi più giù alle piante, e infine persino alle pietre (gli improduttivi, gli accidiosi, i non funzionali), che semplicemente sono, ma non vivono, non sentono, non intelligono.
Una simile classificazione, come l'ha perfettamente illustrata Charles de Bovelles nel disegno che vedete qui, non è altro che il frutto di un arbitrio autoritario perfettamente funzionale al sistema. Purtroppo questo pregiudizio fondato sulla menzogna e l'opportunismo sopravvive ancora oggi ed è molto duro a morire. Si basa sull'idea malsana secondo cui chi non studia sui testi imposti dal sistema scolastico è classificato come 'ignorante', ergo come un indegno meritevole di accuse varie, emarginazione e punizione. La nostra cultura è pericolosa, la nostra morale è falsa, le nostre agenzie educative funzionali alla perpetuazione di questa condizione. Liberiamo almeno i bambini da noi!

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Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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