Una citazione al giorno

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lunedì 14 dicembre 2015

Viva la cultura? Quale cultura?

Per avere un popolo servo bisogna anzitutto assoggettarlo fisicamente e psicologicamente. Armi in pugno e intelligence autoritaria! Ma questo non basta, ben lo sapevano già gli antichi egizi, perché un servo assoggettato in questo modo rimane sempre consapevole della propria condizione ed è quindi sempre teso ad un pensiero di liberazione e di libertà. Quindi gli ingegneri del sistema hanno escogitato il modo perfetto di avere un popolo sì servo, ma devoto alle autorità e al sistema stesso. Il modo perfetto è l'assoggettamento sul piano culturale, cosa che garantisce al sistema il fatto di perpetuarsi per volontà stessa dei servi. L'azione culturale sui popoli l'ha sempre svolta la scuola, l'educazione, l'istruzione, un sistema pedagogico preciso, dottrinale e addestrante, che genera una società perfettamente colonizzata in tutte le sue componenti. Quando una società si scolarizza non diventa più intelligente ed emancipata, come erroneamente si tende a credere, ma si rende soltanto obbediente, una costruttrice felice della propria servitù. Quindi attenzione quando noi tutti inneggiamo alla cultura senza neppure specificare alcunché (viva la cultura, più cultura per tutti, ecc), perché tutto dipende sempre da quale tipo di cultura vogliamo essere colonizzati. Per quanto mi riguarda, l'unica cultura che desidero per me è quella libertaria, certamente umana e di vera emancipazione. Stesso discorso vale per i libri; mi sembra stupido inneggiare al libro in sé senza mai specificarne il tipo. Un tizio può aver letto migliaia e migliaia di libri, ma di autori talmente infimi, scolastici, o comunque asserviti al sistema, da fare di quel tizio un perfetto servo idiota acculturato e, cosa forse peggiore, assai presuntuoso. Ciò che serve a un'umanità colonizzata come la nostra è un altro tipo di cultura, opposta a quella che il sistema ci propina.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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