Una citazione al giorno

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martedì 22 ottobre 2013

La scuola al servizio del capitale

Che la scuola debba servire il/al capitalismo è scritto anche negli undici saggi di Andrew Carnegie del 1890. Ma l'ordine perentorio di creare vere strutture di reclusione dove i futuri cittadini hanno il compito di addestrarsi all'autovolontà di obbedire alle autorità, è antecedente a quella data. 
Dopo l'esito della battaglia di Jena (1806), la Prussia, che vantava soldati superprofessionisti, non poté accettare la sconfitta: bisognava formare i giovani al rispetto assoluto della disciplina militare in modo ancora più incisivo. Fu allora che uno dei documenti più influenti della storia moderna (anche per il nazismo), cioè il 'Discorso alla nazione' di Johann Gottlieb Fichte, consegnò definitivamente la scuola al volere del capitale e dello Stato, una scuola forgiata ovviamente sul modello militare prussiano, esempio mondiale, e purtroppo non fu una velleità. Nel 1819 cominciò l'èra dell'istruzione forzata, attraverso la quale ogni persona avrebbe dovuto imparare non solo a ricevere ordini senza fiatare, ma persino a volerne. Così fu. E il capitalismo continua ancora oggi ad essere sostenuto dalle medesime strutture di istruzione forzata, dove la parola 'disciplina' è ancora adesso una delle più ostentate e usate nelle scuole, e con orgoglio! John Taylor Gatto utilizza non a caso e spesso il termine 'prussiana' per definire la scuola contemporanea e i suoi obiettivi nascosti ('...Il nostro sistema educativo è davvero prussiano in origine, e questo è davvero un motivo di preoccupazione...). Già nel 1819 questi obiettivi erano i seguenti:

1) Addestrare soldati obbedienti all'esercito.
2) Addestrare lavoratori obbedienti per le miniere.
3) Addestrare ottimi funzionari subordinati al servizio del governo.
4) Addestrare ottimi impiegati per l'industria.
5) Addestrare cittadini che pensino allo stesso modo (opinione pubblica).

L'evoluzione di questi obiettivi, e gli obiettivi stessi, se non siamo in grado di scorgerli all'interno della struttura scolastica, si possono ritrovare nei testi di Ivan Illich (qui), ma non si tratta propriamente di evoluzione degli obiettivi, direi meglio adattamento degli stessi alle esigenze mercantili. Preparare gli studenti al pensiero tradizionale, renderli una 'massa' di lavoratori accondiscendenti e mansueti, abituarli a ricevere ordini e a volerne (anelando al contempo a darne, a tutto svantaggio dei più deboli), riprodurre gli stessi meccanismi sociali gerarchici e competitivi, rimangono le finalità nascoste e primarie della scuola in tutto il mondo occidentale, con le dovute diverse sfumature dettate dalle singole tradizioni nazionali.
C'è purtroppo una grande distanza tra la consapevolezza di questi fatti e il modo comune di percepire la scuola. A quelli che si pongono la domanda 'che cosa possiamo fare'? posso dire che prendere coscienza è la prima cosa da fare, è l'inizio di una reazione resistente, sempre che si voglia scegliere di reagire. Per quanto mi riguarda -e chi mi legge lo sa- dentro e fuori la scuola rendo anzitutto partecipi i ragazzi di questa struttura militare entro cui i ragazzi e le ragazze coercitivamente si trovano. Ma non parlo solo della scuola. Lo Stato stesso ha struttura e cultura militari, d'altra parte è proprio lo Stato il modello strutturale e culturale di tutto ciò che è società, questo tipo di società, non un'altra. Per il resto, sia dentro che fuori la scuola, per me e per i ragazzi è anche una scoperta continua di soluzioni, e queste soluzioni vanno spontaneamente nella direzione opposta alla linea autoritaria e tradizionale, segno anche questo che la natura umana, l'intima essenza dell'essere umano, non si riconosce nell'autoritarismo.

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Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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