Una citazione al giorno

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giovedì 10 ottobre 2013

A piccoli passi verso una realtà differente

Una pedagogia che ripete e promuove sempre gli stessi modelli non fa altro che negare quel cambiamento che essa stessa predica solo a parole. Cambiamento non vuol dire lavagne interattive e registri elettronici se questi rimangono inseriti nello stesso modello educativo. Creare una realtà differente significa adottare pratiche differenti e utopiche, non consuete, perché l'utopia, il sogno, sono le strade necessarie da percorrere per costruire un domani migliore, ma utopia e sogno sono anche le condizioni che caratterizzano la natura dell'essere umano. Nessuno può considerarsi umano senza utopie o sogni da raggiungere. E da sempre, le utopie hanno condotto prima alla ricerca, quindi al progresso. In questo senso è inutile aspettarsi immediatamente la realizzazione completa di una realtà differente, bisogna procedere per gradi, e il primo passo da fare è sicuramente quello di negare il modello scolastico tradizionale. Questo è ciò che si può fare oggi per il domani. Ed è ciò che ha fatto Paulo Freire nell'alfabetizzazione degli oppressi sudamericani. Freire diceva: 'bisogna fare oggi quel che è possibile fare oggi, per fare domani quel che è impossibile fare oggi'. L'utopia è un percorso, un viaggio che ha come scopo il viaggio stesso, ma sempre verso l'umano desiderio di libertà conquistata passo dopo passo. 
Ma anche la negazione del modello scolastico tradizionale necessita di steps, di percorsi graduati. Sarebbe una ingenuità quella di credere che un modello educativo libertario possa immediatamente sostituire quello tradizionale autoritario. La negazione deve prima passare attraverso una presa di coscienza individuale, serve avere un sogno e negare a se stessi tutto ciò che preclude il cammino verso quel sogno, serve sbarazzarsi della consuetudine, dell'abitudine, dei dogmi, di tutte le convinzioni dettate dalla tradizione culturale. Questo vale non soltanto in àmbito scolastico (ma è bene cominciare dalla scuola), e richiede un esercizio continuo di osservazione di se stessi, richiede una severità capace di forzare gli automatismi acquisiti e metabolizzati, agendo in funzione di quegli elementi utopici che, oltre a far cambiare le cose, sono anche garanzia e testimonianza di dignità umana. 'Fare oggi quel che è possibile fare oggi' non deve però essere il pretesto per dire a se stessi tanto è impossibile quindi non lo faccio, significa invece cominciare a predisporsi per il cambiamento e agire in questo senso nell'àmbito delle proprie capacità e dei propri contesti. Passo dopo passo, certo, ma senza attardarsi.

6 commenti:

CimiteroDiParole ha detto...

Ciao. Volevo complimentarmi per il Tuo blog perchè è davvero ricco di riflessioni ed esperienze di fondamentale importanza a mio avviso. Le domande sono l'inizio di un cambiamento, un'evoluzione. La ricerca è il cambiamento che arriva. Seguirò con vivo interesse questo spazio raro. Grazie. Cimitero

edmondo ha detto...

Grazie, Cimitero. Le tue parole ravvivano l'entusiasmo anche dei ragazzi. Un abbraccio anche da parte loro.

cimiterodiparole ha detto...

Ciao a tutti Voi!
Grazie per la risposta gentilissima e calorosa. Mi avete commosso con il Vostro affetto. Sono tanto Felice di sapere che esistono questi angoli di armonia e di rispetto per i ragazzi.

Perchè l'uomo di domani sia degno del suo nome...

a presto



Anonimo ha detto...

Ho appena letto il bellissimo libro di Marcello Bernardi"educazione e libertà" mi ha dato quella sensazione che solo alcuni libri ti sanno dare cioè di ritrovare i tuoi pensieri in sintesi ed espressi correttamente.
Sono un insegnante di scuola pubblica malgrado il mio sogno è la sua distruzione mi trovo in un ambiente in cui, data la mia giovane età e la singolarità della mia figura maschile,cerco di insegnare ai miei(73!)allievi i principi fondamentali di ogni essere umano ovvero libertà e solidarietà. é una lotta impari sono circondato e solo ma ciò non mi scoraggia,i risultati li sto vedendo ogni giorno negli sguardi i sorrisi e la riconoscenza dei miei bambini.Non posso dire altrettanto dei loro genitori e di alcuni insegnanti
grazie a tutti questo blog è bellissimo

edmondo ha detto...

Coraggio, anche io sono solo, clandestino e assediato, ma sono i ragazzi quelli a cui va il nostro pensiero più libero e onesto. Mettendo in pratica la libertà, i ragazzi la reimparano.

P.S. Sto spingendo la casa editrice Elèuthera a ripubblicare un testo fondamentale di Joel Spring dal titolo 'L'educazione libertaria', e mi auguro che un testo prezioso come quello non rimanga nel dimenticatoio italiano.

Ciao, saluti ai tuoi ragazzi.

Paulleddu ha detto...

Grazie mille mi riempie il cuore di gioia sapere che non siamo poi così pochi noi libertari rinchiusi in anguste aule ministeriali
un caro saluto e tornerò spesso in questi blog che ho appena scoperto grazie al nostro Marcello Bernardi
a presto!

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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