Una citazione al giorno

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venerdì 19 ottobre 2012

Utopie?

Utopie, intese comunemente come sogni o luoghi da realizzare o, nel migliore dei casi, da ritrovare. Qualcuno diceva (cito a memoria) che quando a sognare è una sola persona, quello è soltanto un sogno, ma quando a sognare sono tante persone, allora è l'nizio di una realtà. Anni fa, parlare di scuole libertarie era considerato un sogno o, per i benpensanti normalizzati, addirittura un'eresia, esattamente come avviene per l'anarchia che è la base necessaria per una educazione che pone al centro le esigenze della persona e le sue attitudini.
Oggi le scuole libertarie sono una realtà, non giacciono più nella dimensione utopica, le persone che hanno avuto quello stesso tipo di sogno lo stanno realizzando, e con successo. Le scuole libertarie stanno crescendo, fanno parlare di sé, dànno fastidio ai sostenitori della tradizione, urtano la coscienza dei cultori del 'si è sempre fatto così, quindi è giusto così'. Anche a Milano si aprirà una scuola libertaria a breve, e altri sogni sono in progettazione per la loro realizzazione in Italia, come a Modena (vedi); mi preme sottolineare questo aspetto del sogno (non a caso oggetto del pensiero creativo dei surrealisti) che soltanto in una dimensione progettuale e collettiva può diventare realtà, mentre è sempre bistrattato dai superficiali, dai conservatori abitudinari, da tutti quelli che non credono in se stessi  (figuriamoci negli altri, ed è colpa della scuola) e pre-giudicano in base alle supposizioni personali o alle banali apparenze.
Credere in un sogno appartiene ad ogni ribelle del consueto, a quelli che, oltre a dubitare e a criticare l'esistente, vogliono costruire cose diverse, migliori, umane. Ogni ribelle come me, però, aspetta sempre qualcuno con cui condividere il sogno, perciò ringrazio tutti quelli che hanno fatto del loro sogno un progetto comune di utopia realizzata, ma ringrazio anche tutti quelli che quell'utopia la vogliono realizzare e che per adesso stanno ancora sognando. Si distruggano per loro tutte le sveglie! 
Naturalmente un grazie anche a voi che mi leggete.

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Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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