Una citazione al giorno

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martedì 12 giugno 2012

Riflessioni di fine anno

Scuola finita. E' tempo di riflessioni su ciò che è stato fatto, sul come è stato fatto. E su questa linea riflessiva scrivo. Ho avuto molte difficoltà, molti bastoni tra le ruote, e più l'anno scolastico si avviava al termine, più gli ostacoli si facevano ostili e duri. Gioco-forza: la prevalenza del modello autoritario imposto dal sistema e, seppur inconsapevolmente, dai miei colleghi sulle mie due 'misere' ore settimanali di esercizi libertari ha avuto il suo effetto. Già a partire da marzo avevo notato che gli studenti si stavano lasciando deformare e plasmare dall'autoritarismo, lo stavano assorbendo, lo copiavano, fino a ragionare in termini di sottomissione dovuta, con conseguente senso di rivalsa sui più deboli, e un falso bisogno di ordini calati dall'alto. Però... c'è un però.
Anzitutto rimarco il fatto che, grazie ad una sensibilità più attenta nei confronti del concetto di autonomia/responsabilità, non tutti i ragazzi hanno subìto il plagio autoritario, in secondo luogo questi studenti hanno avuto l'opportunità di conoscere così direttamente la libertà (l'altro modello) che questa loro consapevolezza li ha resi quantomeno più analitici rispetto a ciò che è giusto fare per se stessi e a ciò che non lo è affatto. Pertanto, se da un lato l'ordine autoritario si è manifestato in tutto il suo orrore e in tutta la sua forza distruttrice, dall'altro lato quel seme di libertà che necessita di consapevolezza per germinare è stato comunque innaffiato, nonostante gli ostacoli incontrati. Occorre solo del tempo perché il germoglio diventi un alto albero, ammesso che nessuno spezzi definitivamente il germoglio, e questo rischio c'è sempre in un'età come quella di questi ragazzi.
Le soddisfazioni non sono certo mancate, vedere i ragazzini non competere ma collaborare dà grande gioia, vederli decidere da soli in merito agli argomenti da trattare è stata un'esperienza molto più importante della lezione in sé. Riguardo ai ragazzini di prima (11 anni) questa pratica di autogestione dei saperi è ancora in una prima fase, mentre per gli altri sta diventando un metodo consolidato. Peccato che questo metodo si attui soltanto nelle mie ore, mentre nelle altre collassa sotto il peso del 'lo decido io' dei miei colleghi. Ma, come dicevo, è questa consapevolezza dei due modelli a salvare questi ragazzi.
Perciò posso dire di ritenermi soddisfatto. I ragazzi si sono tutti lamentati per i compiti che i miei colleghi hanno lasciato per le vacanze, e il lamento dei ragazzi non era quello consueto e rassegnato di tutti gli studenti del mondo, ma era chiaramente più consapevole, più critico, si percepiva in modo palese che essi volevano da me un feedback di approvazione del loro lamento, nonché un rincaro della dose critica da parte mia, che ovviamente hanno avuto.
L'osservazione delle dinamiche degli studenti di 11 anni mi ha permesso di stabilire un primo livello di attitudine per ciascuno di loro, ma so che in alcuni casi le attitudini sono apparenti e dovranno cambiare o qualificarsi in modo più preciso, a seconda degli input che riceveranno dall'azione esperenziale con gli altri e con il contesto. Un'apparente introversione può infatti nascondere un dinamismo inaspettato*. Ma già questo primo livello traccia una strada più consapevole da parte mia, e da qui dovrò partire l'anno prossimo per valorizzare le unicità di ogni singolo e farle emergere. Proprio riguardo all'osservazione delle diverse personalità sono stato limitato dalla reclusione forzata in classe, ciò non mi ha permesso di capire altre dinamiche più complesse e in altri contesti: un ambiente libero da muri anche fisici mi avrebbe facilitato lo studio, e a poco è servito in questo senso far evadere gli studenti di prima media due volte dall'edificio, clandestinamente, per due ore complessive.
Perciò, sempre a proposito dei ragazzi e delle ragazze di primo anno, mi aspetto un'evoluzione più cosciente del libero pensiero e delle azioni conseguenti, nonché un percorso di crescita ancora più consapevole e autonoma da parte loro, come lo è stato per quelli che hanno frequentato tutti e tre gli anni, e per i quali non ho avuto bisogno -se non in casi rari- di specificare ancora meglio i principali passaggi cognitivi in merito al pensiero e ai metodi anarchici.
In conclusione, noto con estrema sorpresa l'esuberanza di Céline (13 anni) che è esplosa solo nell'ultimo mese*, manifestando grande passione nei confronti dei discorsi legati all'anarchismo e persino gioia estrema nei miei riguardi. Avendo conosciuto Céline e la sua 'triste apatia' per tre anni, e avendo considerato questa apatia la parte più emergente della sua personalità, non posso far altro che sorprendermi di questo cambiamento repentino. E' bello vederla sorridere e ascoltare da lei un sonoro 'ciao, prof'!

2 commenti:

ferdinando sorbo ha detto...

il bambino nasce in una realtà che gli pre-esiste,la sua coscienza vuotaa di contenuti viene riempita dall'ideo-logia che domina: storica-ontologica-sociale.....questo modo d'essere viene introiettato a livello inconscio-conscio, e milioni di vengono letteralmente vissuti da essa....solo una consapevolezza-analisi psico- onto-sociale potrebbe ottenere dei risultati,fermo restando le parole di freud e quelle di reich : l'uomo nasce buono,è il sistema sociale che lo influenza rendendolo cattivo...> unendole entrambe in una unità degli opposti,si ottiene una sintesi complessa e veritiera...l'essere è ambivalente,il yin-yang taoista è la sua verità...

gianni ha detto...

Non ho capito perché si dovrebbero unire gli opposti, di cui uno (aggressività) è per giunta artificiale, come diceva Fromm. E il taoismo, come altri dogmi filosofici o dottrine, non c'entrano gran che. Una volta liberato l'individuo dalle coercizioni e dalla 'cattività', non c'è altro da fare, ognuno poi sarà quel che la natura gli suggerirà di essere. Comunque grazie del tuo contributo.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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