E adesso, tutti i sostenitori dello stato, cioè tutti coloro che hanno sempre accusato gli anarchici di essere degli utopisti, dei sognatori, quando non dei terroristi e chi più ne ha più ne metta, dovranno ammettere, se ne hanno il coraggio, che i loro bei discorsi sulla pace e sull'amore fra i popoli garantiti dalla loro 'civiltà statuale' non erano soltanto delle falsità e anche piuttosto palesi, ma anche tutta una serie di frasi fatte, una vera dottrina religiosa, un catalogo di locuzioni retoriche tirate fuori alla bisogna. Che la pace sia impossibile da raggiungere attraverso lo stato, questo, i sopracitati, non lo ammetteranno mai! Infatti, proprio in questi giorni, stiamo assistendo a uno spettacolo mediatico indecoroso, miserevole, deprimente e imbarazzante, quello dove intellettuali e giornalisti, arrampicandosi sugli specchi, fanno a gara, con l'uso esagerato della retorica propagandistica, a chi nasconde meglio la verità, quella che dice palesemente che lo stato non è altro che un'organizzazione militare e non può fare a meno delle sue care armi e delle guerre.
In tv e altrove non vediamo altro che cicisbei di stato, vassalli di regime, che non sanno più come fare per dire, nonostante l'evidenza, che la pace è una bella cosa, ma alla fine dobbiamo usare sempre le bombe, e i nostri arsenali devono essere sempre pieni e pronti. Pronti a cosa? Ovviamente pronti alla difesa da qualche attacco. Attacco da parte di chi? Degli anarchici o degli altri stati? La risposta è ovvia, e smentisce tutta la loro propaganda, ed eccola qui la risposta: lo stato, in qualunque modo lo si voglia aggettivare, e nonostante tutte le manifestazioni per la pace, è sempre guerra. E' questa la verità che si tende a nascondere, che non si può ammettere. Una tale ipocrisia da parte dei suddetti vassalli riassume perfettamente il carattere di un sistema organizzativo che si fonda sulla cultura della competizione e del disciplinamento, che è quella che viene inculcata a tutti i bambini attraverso l'addestramento scolastico prima, e il proseguimento di quell'addestramento nella società scolarizzata dopo.
I popoli, le persone ancora sane di mente, non vogliono la guerra, vogliono la pace, quella totale, la attendono da 5000 anni, ma non hanno capito che devono prendersela, come la libertà, ma senza delegare a chi dice loro 'ghe pensi mi'! Infatti le persone, i popoli oppressi, non potranno mai ottenere la pace, e nemmeno la libertà e la giustizia, finché continueranno a credere e sperare in questo sistema oppressivo chiamato 'status', finché crederanno nei governi, nelle loro promesse. Avete mai visto un governo rinunciare all'esercito o alle spese militari? Parliamo dei tagli alla sanità? Quelli sì che li fanno, eccome! Insomma, al di là della retorica pacifinta, tutti sanno che questo è un sistema violento e guerrafondaio di cui sbarazzarci, ma è difficile ammetterlo perché lo stato è come la religione, è una religione a cui si crede per fede, cioè a prescindere, per cultura assorbita! Liberiamo i bambini dalla scuola e dalla cultura competitiva con cui vengono allevati. Liberiamo i bambini dal loro obbligo di dover essere, dover fare, dover dire, dover pensare...e avremo finalmente un mondo diverso, giusto, libero! 'Giro giro tondo, cambia il mondo', canta Gaber! E' l'unica via! Viva la controcultura!