Una citazione al giorno

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giovedì 17 settembre 2015

La forza è solo nelle braccia

La scuola è stata progettata anche per distruggere l'autodeterminazione delle persone. Negarlo è da stolti, visto il circostante belante. Certo qualcuno, grazie a chissà quale alchimia esistenziale, riesce ancora a salvarsi dal tritacarne scolastico, ma sono troppo pochi al mondo, e sono anche braccati da tutti gli altri. Infatti la persona autodeterminata viene considerata eretica, colpevole, pericolosa, e chissà cos'altro perché critica questa assurda normalità, dimostrando quanto sia dannosa per tutti noi, e inoltre non vuole ordini, non cerca padroni, non vuole governi, li trova offensivi per la propria dignità, sa cosa le serve per poter vivere pienamente, ama la libertà propria e degli altri, affronta eventuali conflitti ponendo le questioni sulla base del buon senso, non sui codici scritti o su quel che dice il capo, anche perché, se fosse per queste poche 'persone pericolose', di capi non ne esisterebbero. Vogliamo sputarci sopra? Perciò la scuola, strumento infallibile e antico del potere, distrugge questa naturale autodeterminazione degli esseri umani, insegna ai bambini e ai ragazzi ad obbedire, e a credere per giunta che sia meritevole di lode farlo. 
Gli adulti già scolarizzati pensano perciò che l'obbedienza sia una virtù. Quello che essi hanno ricevuto è un addestramento culturale di tipo militare e fascista, ma generalmente senza che essi se ne siano mai resi conto, perché a scuola si parla di democrazia, di diritti, di accoglienza, di questo e di quello, tutte belle parole, ma che sono appunto soltanto parole, vuota e stucchevole retorica, ipocrisia pura, nei fatti e attraverso i fatti la scuola fascistizza il 99% delle persone, e anche di più, a prescindere da quanto bravi * siano i docenti o da quanto allegra e luminosa e accogliente sia la struttura architettonica.
Se, attraverso la scuola, lo Stato non provvedesse a distruggere l'autodeterminazione delle persone, non soltanto l'atto di obbedire sarebbe semmai un innocuo fatto personale, un optional discrezionale che non coinvolge tutta la comunità, perturbandola irrimediabilmente, ma non ci sarebbe il potere in quanto autorità dominante, in quanto sfruttamento dell'uomo sull'uomo, violenza strutturale e legalizzata. Perché il vero potere non è mai la sola testa in cima. Il vero potere si esprime per mezzo del 'più giù', è l'insieme delle braccia servili, tutte quelle innumerevoli braccia che eseguono gli ordini, che obbediscono, che non fiatano e aspirano a un premio, che producono e consumano, che rispettano le autorità andando persino contro i propri interessi, esattamente come imparano a fare i bambini impauriti e rinchiusi per anni dentro una classe-cella. Devono imparare a farlo, altrimenti... niente Dominio, niente società borghese, niente violenza istituzionale, niente fascismo, niente arricchimento di pochi ai danni dei molti, niente società 'civile'... 
Facciamola finita con l'educazione, diceva il pedagogista John Holt, lui tra gli altri, e lo ripeto anche io! Lo ripeto però non ai pochi 'pericolosi', ma a quello sterminato e devoto esercito di braccia obbedienti che, purtroppo, proprio per colpa della scuola, credono ancora che quest'ultima sia il luogo deputato all'emancipazione della società. Falso, evidentemente. A questa moltitudine di paurosi ricattati con la divisa nel cervello che difende il potere anche inconsapevolmente, magari dicendo poi 'ho solo eseguito degli ordini' (abbiamo già tristemente udito queste parole altrove, vero?) darei adesso una 'bruttissima notizia': il potere è conservatore in sé; ci si emancipa soltanto disobbedendogli, cominciando magari a disobbedire all'obbligo scolastico, che è diventato un obbligo non certo per inseguire il sogno di una emancipazione collettiva. Chi detiene il potere non ha mai di questi sogni, sarebbero sogni suicidi.

* Ci sarebbe da scrivere molto sulla vulgata che dice spesso 'quel docente è bravo' (il fatto che lo si dica spesso è già un segno per sospettare della faccenda, visto il pessimo risultato che possiamo constatare intorno a noi). Che cosa vuol dire, poi, essere 'bravi docenti'? Magari ne parlerò. In ogni caso è sufficiente scavare un po' nella questione per scoprire che per la nostra società 'essere bravi docenti' significa essere abili nell'addestrare senza farsene accorgere, o abili nel far passare con simpatia e buona attenzione i contenuti decisi dal sistema, o ancora abili nel ridurre la classe al silenzio e costringerla all'immobilità fisica; insomma, essere 'bravi docenti' significa essere abili nel far accettare col sorriso tutti gli ordini dati e a farseli eseguire con altrettanta gioia da bambini e ragazzi. Obbedire e produrre con gioia, essere schiavi docili e grati, acquiescenti, questo è il vero sogno di tutti i padroni e del loro amato Stato.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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