Una citazione al giorno

Una citazione al giorno -

mercoledì 8 aprile 2015

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Siamo figli di una data cultura disumanizzante, di un tipo preciso di società, di un progetto che qualcuno inizialmente ha fatto su di noi, e che noi adesso riproduciamo e imponiamo ai nostri figli in maniera automatica, dogmatica, inconsapevole, acritica e/o rassegnata. In questa società l'allievo è una preda obbligata dell'adulto, in quanto allievo il bambino è oggetto, non soggetto, ed egli deve purtroppo imparare prestissimo ad adattarsi al modello culturale imperante, deve saperlo difendere da chi propone anche solo un'idea diversa di società. Una società di individui liberi, ad esempio, è inconcepibile per un adulto pensato e trattato in età infantile, e non solo, come un oggetto. 
'Questo trasformare l'allievo in un oggetto' - dice Joel Spring - 'riflette la convinzione che il nocciolo del problema non risieda nella società ma nell'individuo'. E infatti una delle abominevoli specificità della scuola è quella di far credere che siano gli individui i colpevoli, i meritevoli di ingiunzioni, i difettosi, quando invece il problema risiede nel progetto culturale generale, nel metodo di divulgazione obbligatoria dello stesso progetto, nella struttura gerarchica della società, nel paradigma organizzativo-militare che ci viene imposto. D'altra parte lo Stato, proprio come fa la sua scuola, individua sempre l'origine dei problemi sociali nei comportamenti dei singoli, punendoli e costringendoli, trovando in ciò approvazione nella massa conformata (il mito della legalità), proprio perché gli individui sono stati educati sin da piccoli a credere che i mali della società dipendano dai loro comportamenti o persino dalla loro natura, che devono perciò essere curati, diretti, controllati, puniti. Gli individui educati a questa società non riescono a concepire il fatto che l'origine dei problemi si trova invece al di fuori di loro, in qualcosa che essi stessi difendono perché quel qualcosa lo hanno interiorizzato dogmaticamente attraverso l'educazione ricevuta.
In questo modo 'l'approccio educativo' - prosegue Spring - 'parte dal presupposto che la miseria esiste perché le classi subalterne non sanno agire in maniera appropriata nella società. Scopo dell'educazione è quindi di modificare il comportamento delle classi subalterne in modo da conformarle ai bisogni di una società che è causa prima della miseria'. Ma ovviamente, più l'individuo sarà conformato a questo tipo di società, più vorrà essere inserito nel suo tessuto produttivo e morale, e più sarà impossibile risolvere (anche) il problema della miseria. Pertanto il sistema educativo, la cui estensione è la società tutta, procede attribuendo colpe ai singoli, accusando per esempio i poveri di essere dei falliti, o i fantasiosi di essere deviati, e inventando continuamente delle etichette o dei ruoli per poter condannare qualcuno all'occasione.
No, il problema non sono i singoli presi nella loro potenziale autonomia, il problema è l'educazione intesa come comunemente si vuole intendere, cioè istruzione inoculata dall'alto, il problema è ciò che l'educazione produce, qualcosa di aberrante come la massa, il conformismo, un tipo preciso di automa obbediente e omologato che, purtroppo, in mezzo al disastro e al disordine in cui si autocostringe, si inclina per cultura a credere che senza quel luogo specifico in cui viene formato come un automa e che egli chiama 'scuola' ci sarebbero disastri e disordini. Ma io vedo con i miei occhi che la tragedia del genere umano e non umano, i disastri inenarrabili e i disordini, stanno procedendo senza intoppi in una società perfettamente scolarizzata, educata, civilizzata e istruita per obbligo, autoritariamente.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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