Una citazione al giorno

Una citazione al giorno -
Data Rivoluzionaria

La ricostruzione di una morale umana passa attraverso la descolarizzazione della società

 


I
l bambino cresce immerso in un contesto specifico, plasmato da logiche educative e radicato in una determinata cultura. Fin dai primi anni, assorbe modelli di pensiero e comportamento che diventano la lente attraverso cui interpreterà il mondo per tutta la vita. E qual è l’insegnamento più profondo che i bambini ricevono dalla nostra cultura? Quello dell’autoritarismo: l’idea che ogni problema trovi soluzione nella punizione, nel controllo, nella repressione. 
Crescendo, queste persone vedranno ogni conflitto come una colpa da sanzionare, ogni diversità come un nemico da combattere, ogni problema come il pretesto per incolpare qualcuno, per punirlo, credendolo la causa quando invece, se siamo bravi a riflettere e ad analizzare, ne è un effetto. 
Viviamo così in una società in cui le risposte dominanti sono sempre e comunque autoritarie: si cerca un colpevole da perseguire, un gruppo da emarginare, un potere da esercitare. E' quasi impossibile far comprendere - anche di fronte all’evidenza dei fallimenti - che agire sugli effetti, scambiandoli per cause, è un gesto inutile. E' inutile affidarsi alla legge perché, come scriveva Thoreau, essa non ha mai reso gli uomini più giusti. E' inutile riempire le prigioni, è inutile legalizzare l’omicidio di Stato: nulla di ciò ha mai risolto i nostri problemi, li ha invece acuiti e moltiplicati. E' storia.  
Quello di cui abbiamo bisogno, invece, è una ricostruzione radicale della morale: non una morale imposta, gerarchica, punitiva e dottrinale, ma una morale umana, viva, condivisa. Essa nasce dal mutuo appoggio, dal profondo rispetto per la vita in ogni sua forma, dal riconoscimento del valore intrinseco di ogni essere vivente. Si costruisce non imponendo regole dall’esterno, ma praticando quotidianamente la libertà vissuta, condivisa, non normata. Si trasmette quando smettiamo di imporre ai bambini l'idea che la nostra cultura sia giusta, buona, l'unica, universale e assoluta. Perché non lo è! Quello che diamo per scontato e giusto è soltanto il prodotto di un condizionamento culturale storico: solo riconoscendolo come tale possiamo aprirci a una morale autentica, umana, fondata sulla solidarietà, non sulla coazione o l'autorità. 
La scuola è colpevole perché insegna tutto l'opposto di ciò che ci servirebbe davvero come esseri umani e vite che vivono in armonia tra loro. La scuola non insegna a pensare, insegna a ubbidire e a ripetere gli errori, creduti colpevolmente percorsi giusti, o scelte logiche. La scuola non insegna a praticare la libertà, semmai la sopprime e insegna ai bambini ad averne paura.

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Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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