Una citazione al giorno

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Data Rivoluzionaria

Genova 2001-2026: a 25 anni dall'uccisione di Carlo Giuliani

 


Perché, secondo noi, è importante parlare di Genova 2001? 
Riusciamo oggi a concepire un movimento antifascista e anticapitalista, pacifico, solidale e internazionale, capace di radunare a Genova 300.000 persone, oltre a 1.187 sigle tra associazioni, partiti, centri sociali, sindacati e ONG italiane ed estere, per lanciare un netto e potente NO a un sistema disumanizzante? 
Dobbiamo provare a immaginarlo, ci indirizziamo soprattutto ai giovani. Perché, dopo l’assassinio di Carlo Giuliani e la brutale macelleria poliziesca - coordinata da una regia precisa, decisa e voluta - è tornato a imperare ciò che il sistema definisce 'ordine', il suo, autoritario. Con esso sono tornati il silenzio, l’atomizzazione dei gruppi e il dissolvimento del corpo fisico del grande movimento, insieme al consueto bavaglio censorio su tutto ciò che quel movimento ha rappresentato e potrebbe ancora rappresentare, se solo lo si volesse. 
Secondo la scrittura teatrale quasi estemporanea del regista e attore Fausto Paravidino, il sottosegretario del governo di allora, raggiungendo Silvio Berlusconi, dichiarò testualmente: 'Presidente, c’è IL morto'. Non disse 'un morto', ma proprio 'c'è IL morto': esattamente ciò che il sistema si aspettava. Nello stesso frangente, Gianfranco Fini, leader del partito erede del fascismo storico, con tempismo eccezionale si affrettò a difendere il carabiniere che ha sparato a Carlo, invocando la legittima difesa. 
Da quei giorni, segnati da un intenso trasporto solidale dal valore internazionalista ma volutamente sporcati da armi da fuoco, infiltrati e manganelli, il movimento è stato costretto a disgregarsi. E' iniziata così una nuova fase di 'pedagogizzazione' delle masse, volta all’estirpazione di ogni anelito di comunità internazionale e alla ricostruzione di disvalori fascisti. Si tratta di una fase di consolidamento del fascismo (che non è morto nel 1943/1945) che corre parallela alla criminalizzazione dei movimenti solidali, un processo ininterrotto che giunge fino ai giorni nostri. 
I cosiddetti 'decreti sicurezza' - espressione della scienza repressiva propria di qualsiasi governo - non sono misure isolate, ma i diretti discendenti di quella violenza di Stato scatenata al G8 di Genova: rappresentano l'istituzionalizzazione del 'paradigma securitario' sperimentato nel 2001. 
Riprendere oggi il discorso di Genova, nella sua interezza, inclusa la denuncia della repressione, infliggerebbe un colpo durissimo al sistema imperialista e alle sue derive autoritarie. Smascherare la continuità tra il carabiniere che sparò a Carlo Giuliani e le attuali norme anti-protesta significherebbe anzitutto capire gli sviluppi della propaganda permanente. Crediamo ce ne sia un urgente e vitale bisogno: solo riannodando quel filo spezzato si può ricostruire un movimento capace di opporsi alla normalizzazione del fascismo e alla distruzione del senso di comunità solidale. 
Vicini alla famiglia di Carlo, che non dimentichiamo.

Immagine: il primo grande corteo dei migranti del 19 luglio 2001, che ha aperto i giorni di protesta No-Global.

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Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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