Una citazione al giorno

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giovedì 10 gennaio 2013

Un'autovalutazione in seconda media

Naturlamente, si parte sempre dal fatto che dare voti e riceverne è profondamente ingiusto, se questi voti sono indiscutibilmente calati dall'alto, ma questo è un dato già acquisito dai ragazzi. Ma siccome nella scuola tradizionale siamo tutti costretti a subire questa pratica inumana che crea ingiustizie, competizioni e ansie, allora la soluzione è l'autovalutazione, dove nel mio caso significa che a decidere sono soltanto gli studenti, io sono fuori dal gioco. Perché di gioco si è trattato in questo caso, svolto con la consapevolezza che ciò di cui si parla sono soltanto dei numeri, segni grafici che non possono sostituire o riassumere la persona nella sua complessità. Perciò oggi ho suggerito questo tipo di autovalutazione, diversa da quella che facciamo con i ragazzi del primo anno (qui e qui).

Come si fa?
Data una persona, ognuno in classe attribuisce a quella persona un voto sulla base della esclusiva percezione, e dato che essi si conoscono molto bene c'è da avere fiducia, anche perché ogni 'non sono d'accordo' può essere discusso liberamente ed eventualmente corretto. Ma oggi non c'è stato nessun disaccordo, semmai alla fine qualche ripensamento da parte di qualcuno, e questo ha avuto un buon valore, dal momento che l'autocorrezione è parte integrante del processo di autoformazione responsabile, ed è stato edificante vedere come anche in questi ripensamenti nessuno ha avuto da ridire. La libertà, infatti, è anche sapere di poter sbagliare e di poter correggersi senza ricevere punizioni o rimproveri.
Hanno fatto tutto loro, ovviamente, in un battibaleno si sono organizzati; una ragazza si è lanciata alla lavagna per scrivere i nomi con tutti i numeri assegnati dai compagni. E tutto è avvenuto con una tale leggerezza che mi sono compiaciuto con loro. Questo ha cementato ancora di più la loro unione, la loro complicità. Alla fine però c'è stato il problema di come ottenere un voto singolo per ognuno di loro, a partire dalla lunga sequenza di voti assegnati. E' evidente che una persona che ha ricevuto 21 voti diversi necessita di una sintesi degli stessi. E anche in questo caso i ragazzi e le ragazze hanno dato prova della loro presa di coscienza: ho chiesto loro se potevamo dare -ad esempio- 'otto' alle persone che avevano ricevuto quel numero in misura maggiore rispetto agli altri numeri, ma subito una ragazza ha ribattuto: 'ma non è giusto che quelli che hanno dato un voto diverso dall'otto debbano sentirsi esclusi'. Magnifico. Niente dittatura della maggioranza. Quindi è venuto spontaneo fare la media. Pronta la calcolatrice, in un attimo due persone si sono offerte (immaginate voi la noia dei ragazzi, se un prof di matematica l'avesse dato come compito obbligatorio?). Durante l'operazione di computo, tutti gli altri, sganciati da questo esercizio, hanno cominciato a ricostruire le loro dinamiche di classe, i gruppetti, qualcuno ha preferito starsene da solo, altri si sono divertiti a dare il voto anche a me, ecc. Fattostà che, in questa libertà responsabile, i due che erano immersi sulla calcolatrice poi sono diventati tre, e poi quattro. Alla fine abbiamo ottenuto dei numeri, solo dei numeri, ma con un metodo che ha stimolato il gioco, la responsabilità individuale, nella solidarietà di gruppo.

P.S.
Ci sono anche altre forme di autovalutazione, oltre a questa e oltre a quelle attuate in prima, ve ne parlerò quando ce ne sarà occasione.

Nessun commento:

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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