Una citazione al giorno

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giovedì 10 novembre 2011

L'autovalutazione (se proprio occorre fornire un numero)

Essere giudicati e valutati in base a ciò che si produce e a come lo si produce è una pratica abominevole che prepara gli studenti al mondo del lavoro capitalista, gerarchizzato e alienante. Le implicazioni negative circa l'uso della 'valutazione' sono molte, sorvolo, confidando nella vostra autonoma capacità di comprensione. Dico solo -in aggiunta- che per la scuola, così come per la società statalizzata, il prodotto è costituito anzitutto (ahimé) dall'individuo, e tale prodotto è tanto più 'buono' quanto più profondo è il suo condizionamento al pensiero unico dominante.
Va da sé che una buona pedagogia libertaria non può contemplare valutazioni e giudizi fatti calare dall'alto e fatti accettare ai ragazzi con le buone o con le cattive. Come faccio allora io, educatore libertario, obbligato dallo Stato, a valutare gli studenti? Il massimo che posso fare, per adesso, è insegnare ad autovalutarsi. L'autovalutazione è contemplata anche nella scuola tradizionale, ma quasi mai viene attuata, anche perché i docenti temono di perdere un poco del loro potere; e là dove questa viene messa in pratica la si fa in maniera sbagliata (parlo in riferimento alle mie esperienze). Questo per due motivi principali:
1) perché l'alunno rimane isolato dagli altri nell'autovalutazione.
2) perché alla fine interviene sempre un'autorità (docente) a 'ritoccare' il voto se lo ritiene, a rivalutarlo, a porre su ogni cosa il suo veto.

Prima autovalutazione per i ragazzini di 11 anni.
Abbiamo fatto in questo modo: siamo usciti in cortile con le verifiche da 'correggere', ci siamo disposti a teatro (è sbagliato dire 'anfiteatro' quando la forma è semicircolare), una bambina si è disposta al centro per leggere agli altri e a se stessa le verifiche. Il nome dell'alunno associato alla verifica da valutare è stato taciuto. Ogni verifica è stata analizzata e discussa dagli stessi alunni, io mi sono volutamente astenuto, e il voto di ogni singola verifica è stato assegnato da tutti in base ad un procedimento consensuale (quindi non a maggioranza) che permette di raggiungere sempre l'unanimità. In questo modo, tutti gli alunni si sono calati in un clima emotivo e psicologico carico di autoresponsabilità, e alla maggior parte di loro questo atto responsabile è sembrato (giustamente) il vero scopo di questo esercizio. Il valore del voto in sé è stato considerato pressoché nullo, poiché la partecipazione collettiva è stata percepita come più importante del voto stesso. Tuttavia, essendo la loro prima volta, al termine dell'autovalutazione qualcuno ha avuto da ridire sul voto ricevuto (la cattiva morale è dura a morire). Questo mi ha permesso di illustrare ancora una volta tutti gli svantaggi della valutazione tradizionale, imposta e autoritaria, che inevitabilmente crea divisioni, screzi, ingiustizie e differenze (tutte cose che i fanciulli ritroveranno nella vita, se non cambiamo radicalmente sistema, morale, paradigmi e concezioni). Ma penso che questi alunni avranno modo di maturare l'esperienza di oggi con il tempo, e di considerare i numeri sul foglio soltanto come un pro-forma per la segreteria.

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Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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