Una citazione al giorno

Una citazione al giorno -

cari lettori

Stavo pensando a un buon modo per introdurre il discorso. Mi sono aggrovigliato nei mille modi per farlo. Allora decido di scrivere di getto.

Educare alla libertà in una scuola pubblica è un'impresa assai ardua e per vari motivi. Uno di questi, forse il più evidente, è sicuramente legato al fatto che in un contesto statale parlare di vera libertà ci si sente un po' dei clandestini. Allora si deve lavorare in segreto, poiché la scuola pubblica, anziché promuovere l'apertura mentale dei ragazzi, la limita a ciò che viene definito 'pensiero unico', quello voluto dal sistema-Stato. Nella scuola pubblica, tutto ciò che può essere utile alla comprensione della libertà, dell'essere umano in quanto tale, dei suoi bisogni più veri e naturali, viene generalmente criminalizzato, poichè mette a nudo le contraddizioni della scuola stessa e dei suoi insegnamenti tradizionali, ne scopre i nervi. E di contraddizioni, la scuola pubblica, ne ha parecchie. 
La scuola statale è un laboratorio dove si insegna la 'ginnastica d'obbedienza' (cit. De Andrè), gli studenti non hanno alcuna possibilità di sfuggire alle mille gabbie imposte e imparano a essere bravi sudditi, buoni consumatori, ordinati elettori. Eppure, quante volte a scuola ci hanno parlato di libertà, di fratellanza, di rispetto, di eguaglianza..? Retorica, demagogia, propaganda, contraddizione: ecco come definire l'insegnamento nella scuola pubblica. Come si può parlare di libertà quando uno studente viene punito se non rispetta la fila, se si alza dal banco arbitrariamente, se non chiede il permesso..? Come può un docente parlare di fratellanza se egli è il primo a prendere le distanze dagli alunni? Se sta sopra una cattedra? Se impone mille divieti e scrive note di demerito? Come si può parlare di uguaglianza se i ragazzi vengono messi in competizione tra loro (e su livelli diversi) attraverso i voti? Si dirà che queste cose servono, che questi divieti sono necessari, che le costrizioni e i voti educano. A chi servono? Educare a cosa, se non ad essere cittadini obbedienti ad ogni regime, normalizzati, inquadrati e timorosi dell'autorità? Educare a cosa, se non alla sperequazione, alla classificazione, alla disuguaglianza?
L'educazione libertaria offre agli studenti una visione reale delle cose che succedono, perciò non è ben vista, anche se la pedagogia più avanzata dà ragione all'anarchia, da essa attinge e addirittura nasce. Io posso parlare di libertà, di fratellanza, di eguaglianza, cioé di quei valori assoluti di cui la scuola statale crede di farsi paladina e portavoce, ma finché nascondo agli studenti i meccanismi perversi del sistema-Stato va tutto bene, se invece svelo questi meccanismi mostrandone anche gli scopi, allora la libertà, la fratellanza, l'eguaglianza, diventano disvalori, eresie, insegnamenti condannabili. Dovrei anche io essere ipocrita? Troppo comodo e ormai non potrei più. Come diceva un mio vecchio insegnante 'la conoscenza obbliga'.
Intendiamoci, finché non ho avuto quello slancio di coscienza che mi ha portato a studiare l'anarchismo, anche io ero convinto che a scuola si insegnassero davvero quei valori, perciò non biasimerei i miei colleghi e le mie colleghe se mai dovessero dirmi che sono un incosciente e un eretico. Essi continuano a guardare il dito che indica la luna, ma per fortuna è molto più facile far vedere la luna a un ragazzino piuttosto che ad un adulto. Credetemi.

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