Essere giudicati e valutati in base a ciò che si produce e a come lo si produce è una pratica abominevole che prepara gli studenti al mondo del lavoro capitalista, gerarchizzato e alienante. Le implicazioni negative circa l'uso della 'valutazione' sono molte, sorvolo, confidando nella vostra autonoma capacità di comprensione. Dico solo -in aggiunta- che per la scuola, così come per la società statalizzata, il prodotto è costituito anzitutto (ahimé) dall'individuo, e tale prodotto è tanto più 'buono' quanto più profondo è il suo condizionamento al pensiero unico dominante.Va da sé che una buona pedagogia libertaria non può contemplare valutazioni (che peraltro non sono mai oggettive, anche se si adottano tutte le 'griglie' di questo mondo). Come faccio allora io, educatore libertario, obbligato dallo Stato, a valutare gli studenti? Il massimo che posso fare, per adesso, è insegnare ad autovalutarsi. L'autovalutazione è contemplata anche nella scuola tradizionale, ma quasi mai viene attuata, e là dove questa viene messa in pratica la si fa in maniera sbagliata (parlo in riferimento alle mie esperienze). Questo per due motivi principali:
1) perché l'alunno rimane isolato dagli altri nell'autovalutazione.
2) perché alla fine interviene sempre un'autorità (docente) a 'ritoccare' il voto se lo ritiene.
Prima autovalutazione per i ragazzini di 11 anni.
Abbiamo fatto in questo modo: siamo usciti in cortile con i compiti da 'correggere', ci siamo disposti a teatro (sbagliato dire anfiteatro), e una bambina si è disposta al centro per leggere agli altri e a se stessa le verifiche. Il nome dell'alunno associato alla verifica da valutare è stato taciuto. Ogni verifica è stata analizzata dagli stessi alunni, io mi sono volutamente astenuto, e il voto di ogni singola verifica è stato assegnato da tutti in base ad un procedimento sintetico (quindi non a maggioranza) che permette di raggiungere sempre l'unanimità (procedimento anarchico). In questo modo, tutti gli alunni si sono calati in un ambiente carico di autoresponsabilità, e alla maggior parte di loro questo atto responsabile è sembrato (giustamente) il vero scopo di questo esercizio. Il valore del voto in sé è stato considerato pressoché nullo, poiché la partecipazione collettiva è stata percepita come più importante del voto stesso. Tuttavia, essendo la loro prima volta, al termine dell'autovalutazione qualcuno ha avuto da ridire sul voto ricevuto (la cattiva morale è dura a morire). Questo mi ha permesso di illustrare ancora una volta tutti gli svantaggi della valutazione tradizionale, che inevitabilmente crea divisioni, screzi, ingiustizie e differenze (tutte cose che ritroveranno nella vita, se non cambiamo radicalmente sistema, morale, paradigmi e concezioni). Ma penso che questi alunni avranno modo di maturare l' esperienza di oggi con il tempo, e di considerare i numeri sul foglio soltanto come un pro-forma per la segreteria.
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